Poetry

THREE MILLIMETRES

Pin, chink, germ, crop.

The womb a film. Diaphragm, aperture.

Dark uterus impressed with existence:
Half a centimetre, even less, a pebble.

I now see the notches on the spore-sized
Gauge, counting back - recalling first
The coals of a one-night drug,
Streetlamps melted orange in my head,
That time, and wax became my teenage face,
Much sightless was the post-flood damage.

Only with growing of urban lichens,
Gutter’s damp stains and rotten graffitis
On the opposite façades, my eyesight got back.

I would figure by scattered taints. Profile, edge.

Next to the small case of the gas-meter,
Down in the courtyard, like a holy shroud
Under the stairs suddenly emerged,
Terrifying supernal face. Encrustation.

Blunder, refulgence, coloring, ignition,
Dante between the curtains and beatitude in a jail.
Soviet Union.

Jubilee linen hanging out with neighbour’s
Clothes, falls down injected in the wall,
Where another wall has fallen.

How does that July flashflood apply from 
the belly, distends the lighting point, 
echography makes iris of a tiny body 
swimming in the dark.

Lantern. Daughter. Still unborn.

Alcune liriche tratte da “Addio Paroxetina” (2018)

L’ODORE DEL DISPERSO VIAGGIATORE
Il bambino interviene su tutto, sabotando.
Abusato si ribella, bloccando l’esistenza.

Un lungo viaggio con tanti passeggeri, 
sia bambini che musicisti, pare proprio 
un tour-bus, senza un concerto in vista. 

L'approdo per me in particolare mi chiedo 
quando avverrà, sono in agitazione per l'arrivo, 
la destinazione è la discarica enorme di Basse 
di Stura dove ha lavorato mio padre, richiama 
al tempo stesso la centrale elettrica Vattenfall. 

Quando ormai sono in vista della meta c'è Salvo 
che mi sta aspettando apprensivo, si concentra 
sul luogo in cui fermerà l'autobus, lui sa che ci 
sono e sono felice che lui ci sia, non c'è scambio 
di sguardi, non ci riesce mai, non ci è mai riuscito 
di cercarci uno negli occhi dell'altro e annusarci: 
ci ostacola un forte pudore, acre, violento come 
il fetore dell'approdo su una montagna di detriti.


EWA O. 

Il nostro snobismo è la stanchezza, 
la nostra vita un terreno di scontro 
di forze tenere e di intromissioni violente, 
le une incapaci di reggere l'urto delle altre, 
di ciò che lavora per un superamento progressivo 
di ogni limite; le cose che mi hai lasciato come 
pegno sono in ostaggio ormai da una stagione 
intera e io non ho alcun modo di contattarti, 
ti ho mandato alcune foto della valigia gonfia 
rimasta qui in cantina e le poche volte che hai 
risposto ho sperato in un recupero del pegno, 
vano il tentativo, mi devi ancora trecento euro.


LA DONNA INTATTA 

Il vaso accanto al coperchio custodisce 
acqua marcia come avviene al cimitero, 
da un turismo sepolcrale alla cena fuori 
si imprime il medesimo fetore solo senza 
quella stessa intensità, sapere l'odore che 
avrà la terra attorno alla tua tomba come 
puro frutto di speculazione, non ci sarà terra, 
magari nemmeno il rinvenimento della salma. 

Lei è una a cui sembra cammini a fianco sempre 
un'altra persona, da lì, dall'attribuzione inesatta 
dell'origine del tanfo ai ravioli al vapore di un altro 
avventore si passa all'evidenza di accumuli stagnanti 
che rovinano la cena alla donna intatta.


I POETI AMATORIALI 

Se chi scrive dedica il suo tempo a logori 
gabbiani che volteggiano nel blu fate male 
a definirlo un amatore: è la routine che 
si impone, nei versi e nella vita, e toglie 
spessore a tutto ciò che si compone. 

Eppure se al poeta del fine settimana 
si addice una certa angustia di figure 
e tenace assenza di mestiere, se talora 
affastella brevi sfoghi e si affligge dentro 
un recinto hobbistico marcato a zona 
dal demone dell'appagamento, per qualche 
minuto all'anno lui dal perimetro si affranca. 

Al lume di un portatile forza la propria cella 
lessicale e infine - sospinto dall'immagine 
pura di un volatile mai detto prima - sconfina.


MODULISTICA 

Entro in banca e non colgo una vera e propria 
accoglienza, prendo un modulo che credo serva 
ai bonifici internazionali poi mi accorgo che è già 
compilato, non avrei dovuto prenderlo, sottrarlo. 

Mi siedo a una scrivania e all'inizio nessuno 
mi dice niente, poi di colpo si avvicina rozza 
un'impiegata che mi esprime il suo disprezzo, 
mi arrabbio, inveisco, dico che non c'era altro 
posto libero e che nessuno fino a quel momento 
si era voluto occupare di me, cliente abituale. 

La faccia impiegatizia emana livore, pur di essere 
notato allora commetto la mia solita infrazione: 
prendo ciò che non devo, siedo dove non devo.


BIGI MAMA 

Faccio acquisti dentro un discount semivuoto. 
Prendo del tonno a poco prezzo, è sfilacciato, 
di bassa qualità, la buzzonaglia sponsorizzata 
sulla rivista della comunità africana a Spandau. 

Manca qualcosa, penso agli spinaci, prima 
li voglio prendere freschi, ce n'è una cesta 
piena, mi avvicino e mi servo, so che un po' 
di verdura è decisiva e meglio non surgelati, 
gli spinaci: soddisfatto pago a un ventriloquo 
intrapsichico, poi ancora alla cassa soppeso 
                                     la stazza del Vico.


IL BLOCCO DELLO SCRITTORE 

In questa mente ormai già regredita 
la pagina scritta con esattezza poetica 
cede il passo ad altro ed appare come 
un trucco, come l'astuzia di qualcuno 
che si viva come autore, che si operi 
affinché ogni piccolo gesto letterario 
sia impregnato di autorialità, avendo 
compreso come sia esaurita di parole 
la vena collettiva e staccasse l'ultimo 
tagliando disponibile perché conservi 
la nomea di poeta: la formula dunque 
è scritta e stampata, lo statuto di testo 
ufficiale guadagnato piantando insegne 
del proprio nome: ciò avveniva prima 
della regressione, questo genere d'idolo 
che molestava l'impulso alla scrittura. 

Il tempo è declinato e le figure che 
animavano il timore si sottraggono 
alla vista e non attendono al ruolo 
propulsore, non resta che seguire 
il suggerimento della strada e quel
je m'en fous sbavato via sul canale.

Parti, esci, ci si deve staccare dai blocchi 
di partenza, il momento in cui scattare, 
andare, il momento ormai trascorso, ma 
devi comunque andare, ti devi comunque 
muovere, non c'illudiamo in alcun modo 
che la corsa possa avere un qualche successo, 
esentato come sei dall'ottenere qualsiasi esito.








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